Conversazione con Laura Lippman (2001)
Tratta da www.karinslaughter.com
Laura Lippman, premiata autrice della serie di Tess Monaghan, intervista Karin sui thriller, il sesso e la situazione del mondo.
Ringrazio Eileen Moushey ed Ellen Conford, che hanno fornito le domande per questa intervista.
K.S.
Laura Lippman, premiata autrice della serie di Tess Monaghan, intervista Karin sui thriller, il sesso e la situazione del mondo.
L.L. Quando avevo appena iniziato a lavorare per il Sun come giornalista addetta alle interviste di scrittori, ho incontrato Fran Lebowitz che stava promuovendo un suo libro per ragazzi. Ero molto intimorita perché conoscevo per fama la sua arguzia tagliente e feroce, così allâinizio dellâintervista mi sono umilmente scusata dicendo più o meno: «Mi dispiace di doverle fare le solite domande che le fanno tutti». Ha risposto: «Non si preoccupi. Ci sono parecchie domande a cui posso ragionevolmente rispondere e che qualsiasi giornalista deve necessariamente chiedermi». Aveva ragione.
Così, forte di quella risposta, ti farò la domanda che fa sbuffare tutti gli scrittori, ma che interessa ai lettori: Come organizzi le tue giornate? E quanto influisce lâorganizzazione delle tue giornate sullâorganizzazione del tuo lavoro? Tieni presente che questa domanda ti viene posta da una che di solito si ritrova con una trentina di schede disseminate sul pavimento dello studio, dove ho scarabocchiato elenchi di parole o annotazioni del tipo: âI cani di Pompeiâ, âCynthia fa una telefonataâ, âI bagel di Einstein/âNessuno può battermi allâinfuori di meââ.
Così, forte di quella risposta, ti farò la domanda che fa sbuffare tutti gli scrittori, ma che interessa ai lettori: Come organizzi le tue giornate? E quanto influisce lâorganizzazione delle tue giornate sullâorganizzazione del tuo lavoro? Tieni presente che questa domanda ti viene posta da una che di solito si ritrova con una trentina di schede disseminate sul pavimento dello studio, dove ho scarabocchiato elenchi di parole o annotazioni del tipo: âI cani di Pompeiâ, âCynthia fa una telefonataâ, âI bagel di Einstein/âNessuno può battermi allâinfuori di meââ.
K.S. Cerco di organizzarmi le giornate con un certo rigore, quando scrivo. Essendo una lavoratrice autonoma, non mi riesce facile rispettare un orario preciso. Detto altrimenti, non sempre riesco a impormi dâautorità e posso passare parecchi minuti a battibeccare con me stessa prima ancora di accendere il computer. Come per quasi tutti gli scrittori che conosco, il più grosso ostacolo al lavoro è Internet, perciò la prima cosa che faccio è dire a tutti quelli che conosco che per determinate ore non sarò on-line, che in quelle ore scriverò e che siano così gentili da non disturbarmi. Per fortuna ho degli amici molto solidali e comprensivi, che mi prendono in giro e mi sgridano se poi ricevono una mia e-mail.
Passo un sacco di tempo a pensare alle storie (qualcuno lo potrebbe definire âfissare inutilmente il vuotoâ) e quando finalmente mi metto davanti al computer ho già chiaro come inizierà la nuova storia e in quale direzione andrà . La mia giornata di lavoro può durare anche dieci ore se sono sotto pressione, due o tre se sto ancora cercando di elaborare qualcosa. Il più delle volte scrivo di seguito una cinquantina di pagine, poi torno indietro a rileggere quello che ho scritto per capire dove sto andando a parare con la storia.
Scrivere un libro è come una breve ma intensa storia dâamore. Câè un fase iniziale in cui stuzzichi lâidea e cerchi di capirla, poi ti fai agganciare e cominci a flirtare senza ritegno con la trama e con i personaggi finché arrivi a un punto di sfinimento tale che non ci stai più con la testa. Quando è tutto finito, passi mesi a tormentarti sui più piccoli dettagli e a chiederti se non era il caso di agire diversamente, fino a quando non ne puoi più e passi a unâaltra storia.
Non so bene a che punto intervengano le tue schede, ma immagino che rendano lâesperienza più intensa.
Passo un sacco di tempo a pensare alle storie (qualcuno lo potrebbe definire âfissare inutilmente il vuotoâ) e quando finalmente mi metto davanti al computer ho già chiaro come inizierà la nuova storia e in quale direzione andrà . La mia giornata di lavoro può durare anche dieci ore se sono sotto pressione, due o tre se sto ancora cercando di elaborare qualcosa. Il più delle volte scrivo di seguito una cinquantina di pagine, poi torno indietro a rileggere quello che ho scritto per capire dove sto andando a parare con la storia.
Scrivere un libro è come una breve ma intensa storia dâamore. Câè un fase iniziale in cui stuzzichi lâidea e cerchi di capirla, poi ti fai agganciare e cominci a flirtare senza ritegno con la trama e con i personaggi finché arrivi a un punto di sfinimento tale che non ci stai più con la testa. Quando è tutto finito, passi mesi a tormentarti sui più piccoli dettagli e a chiederti se non era il caso di agire diversamente, fino a quando non ne puoi più e passi a unâaltra storia.
Non so bene a che punto intervengano le tue schede, ma immagino che rendano lâesperienza più intensa.
L.L. Non so se per te valga lo stesso, ma a volte ho lâimpressione che scrivere un romanzo sia un poâ come comporre uno di quei piatti a strati che andavano tanto di moda negli anni Novanta. Gli ingredienti non sono poi tanto speciali, ma impilarli senza farli crollare è una vera e propria magia.
Un'altra cosa. Come fai a trovare i tuoi titoli con tanta facilità ? Io ho quasi dovuto farmi ipnotizzare per tirar fuori The Last Place e, nonostante tutte quelle schede sul pavimento, non ho la minima idea di come si intitolerà questo.
Un'altra cosa. Come fai a trovare i tuoi titoli con tanta facilità ? Io ho quasi dovuto farmi ipnotizzare per tirar fuori The Last Place e, nonostante tutte quelle schede sul pavimento, non ho la minima idea di come si intitolerà questo.
K.S. Io non riesco a scrivere nulla se prima non do un titolo al progetto. Il titolo mi serve per rendere reale il libro o la storia. Con Blindsighted, sapevo che Lena avrebbe avuto una sorella cieca e sapevo che lo stupratore si sarebbe nascosto in un luogo buio. Kisscut [Tagli, nellâedizione italiana] è un temine dei processi di stampa che significa incidere qualcosa senza perforare, una parola che sentivo quasi tutti i giorni quando lavoravo nel campo delle insegne. Mi piace molto, suggerisce qualcosa di sexy e pericoloso, specialmente per il modo in cui compare nel libro. Quindi, anche in questo caso, la storia è partita dal titolo.
Faint Cold Fear [Corpi, nellâedizione italiana] è tratto da una scena di Romeo e Giulietta. Giulietta sta per bere la pozione che la farà sembrare morta e dice: âMi sento correre per le vene un leggero brivido freddo di paura che quasi agghiaccia il calore della vitaâ. à una frase che si presta a diverse condizioni di paura. Lena è una persona che, per varie ragioni, più che vivere sopravvive alla vita, si potrebbe dire che è morta ma non lo sa. Jeffrey e Sara sono gli amanti sfortunati. In Tagli cominciano a capire che al secondo tentativo è più difficile far funzionare una relazione. In Corpi si rendono conto che i loro orientamenti morali non sempre coincidono.
Faint Cold Fear [Corpi, nellâedizione italiana] è tratto da una scena di Romeo e Giulietta. Giulietta sta per bere la pozione che la farà sembrare morta e dice: âMi sento correre per le vene un leggero brivido freddo di paura che quasi agghiaccia il calore della vitaâ. à una frase che si presta a diverse condizioni di paura. Lena è una persona che, per varie ragioni, più che vivere sopravvive alla vita, si potrebbe dire che è morta ma non lo sa. Jeffrey e Sara sono gli amanti sfortunati. In Tagli cominciano a capire che al secondo tentativo è più difficile far funzionare una relazione. In Corpi si rendono conto che i loro orientamenti morali non sempre coincidono.
L.L. I tuoi personaggi subiscono delle trasformazioni mano a mano che progredisce la serie? Ti capita mai che i tuoi personaggi ti sorprendano?
K.S. Quando ho cominciato a pensare a Jeffrey, Sara e Lena, sapevo già dove sarebbero approdati con la fine del terzo libro. Adesso sto lavorando a Corpi e si trovano in un momento diverso da quello che avevo immaginato. Credo che lavorare su un personaggio sia come fare nuove conoscenze. Allâinizio fai delle ipotesi su di loro e sulla loro personalità , ma col tempo arrivi a conoscerli meglio e ti rendi conto di altri aspetti che vanno oltre le apparenze. Il personaggio che continua a sorprendermi è Lena. Io volevo che fosse in un certo modo e ogni volta lei si rifiutava di attenersi a quellâimmagine. Credo che dipenda dalla sua personalità , perché è una persona molto contraddittoria. Verso la fine di Tagli câè una scena cruciale in cui lei è con Hank. Questa scena ha preso forma senza che io lâavessi programmata. Ricordo che quando ho finito di scriverla sono rimasta a fissare la tastiera e ho pensato: âWow! E questa da dove è uscita?â.
Mentre delineavo la trama di Indelebile, il quarto romanzo della serie ambientata nella contea di Grant, ho scoperto un sacco di cose su Sara che prima non sapevo, e questo è piuttosto buffo perché Indelebile è ambientato in gran parte nel passato, più o meno nel periodo in cui Jeffrey e Sara si sono conosciuti. Sara è sempre stata il referente morale della storia. Jeffrey e Lena ogni tanto oltrepassano il limite, ma Sara distingue il bene dal male con estrema chiarezza. In Indelebile câè qualcosa che ci rivela perché lei è tanto legata alle regole.
Scopriamo anche un sacco di cose sulla storia di Jeffrey e sul perché si è trasferito a Grant, prima di tutto. Quanto a Lena, la vediamo con Sibyl e credo che vederla così indifesa con Sibyl ci faccia capire molte cose del suo carattere. Uso il ânoiâ perché sarà una scoperta anche per me.
Mentre delineavo la trama di Indelebile, il quarto romanzo della serie ambientata nella contea di Grant, ho scoperto un sacco di cose su Sara che prima non sapevo, e questo è piuttosto buffo perché Indelebile è ambientato in gran parte nel passato, più o meno nel periodo in cui Jeffrey e Sara si sono conosciuti. Sara è sempre stata il referente morale della storia. Jeffrey e Lena ogni tanto oltrepassano il limite, ma Sara distingue il bene dal male con estrema chiarezza. In Indelebile câè qualcosa che ci rivela perché lei è tanto legata alle regole.
Scopriamo anche un sacco di cose sulla storia di Jeffrey e sul perché si è trasferito a Grant, prima di tutto. Quanto a Lena, la vediamo con Sibyl e credo che vederla così indifesa con Sibyl ci faccia capire molte cose del suo carattere. Uso il ânoiâ perché sarà una scoperta anche per me.
L.L. Hai delineato la trama del quarto libro mentre stai ancora scrivendo il terzo?
K.S. à una maledizione. Mi interessa sempre di più il libro successivo.
L.L. Questo mi costringe a chiederti qualcosa sul processo di scrittura e di invenzione. Quanto è grande la tela su cui lavori?
K.S. I primi libri tratteggiano i contorni dei personaggi. Quelli successivi aggiungeranno più particolari e più colore.
I mystery e i thriller mi sono sempre piaciuti molto. Ho letto il primo libro di Encyclopedia Brown quando ero bambina. Facevo impazzire i miei genitori perché volevo sempre andare in biblioteca a prendere il successivo della serie. Quando ho iniziato la serie di Grant, ho deciso che avrei scritto dei libri che mi sarebbe piaciuto leggere. Ma prima di tutto ho deciso che i personaggi sarebbero cresciuti e cambiati come succede nella vita reale.
Attraverso la serie vediamo come si evolve il rapporto tra Sara e Jeffrey e come Lena affronta le conseguenze del lutto che lâha colpita nel primo romanzo. Mi sento responsabile dei miei personaggi e non volevo che passassero da un libro allâaltro senza imparare qualcosa dalle esperienze precedenti. Invecchieranno, anche, cosa che non succede spesso nelle serie.
Considero Blindsighted unâintroduzione a tutti i personaggi e alla città nel suo insieme. Tagli parla in prevalenza di Lena, mentre Corpi è incentrato su Sara e la sua famiglia. Indelebile, il quarto, riguarda soprattutto Jeffrey. Ho già unâidea concreta per il quinto libro, ma voglio finire il terzo e il quarto prima di dedicarmici seriamente.
I mystery e i thriller mi sono sempre piaciuti molto. Ho letto il primo libro di Encyclopedia Brown quando ero bambina. Facevo impazzire i miei genitori perché volevo sempre andare in biblioteca a prendere il successivo della serie. Quando ho iniziato la serie di Grant, ho deciso che avrei scritto dei libri che mi sarebbe piaciuto leggere. Ma prima di tutto ho deciso che i personaggi sarebbero cresciuti e cambiati come succede nella vita reale.
Attraverso la serie vediamo come si evolve il rapporto tra Sara e Jeffrey e come Lena affronta le conseguenze del lutto che lâha colpita nel primo romanzo. Mi sento responsabile dei miei personaggi e non volevo che passassero da un libro allâaltro senza imparare qualcosa dalle esperienze precedenti. Invecchieranno, anche, cosa che non succede spesso nelle serie.
Considero Blindsighted unâintroduzione a tutti i personaggi e alla città nel suo insieme. Tagli parla in prevalenza di Lena, mentre Corpi è incentrato su Sara e la sua famiglia. Indelebile, il quarto, riguarda soprattutto Jeffrey. Ho già unâidea concreta per il quinto libro, ma voglio finire il terzo e il quarto prima di dedicarmici seriamente.
L.L. Unâaltra domanda. Di solito si considera il secondo libro una prova molto dura per uno scrittore. à stato così per Tagli?
K.S. Penso che i tormenti della seconda prova possano essere snervanti per molti autori, al punto che si domandano come gli sia venuto in mente di mettersi a scrivere. Scrivere è unâattività solitaria, per buona parte del tempo siamo soli con il nostro computer. Ma da quando pubblichiamo la prima opera non è più così. Siamo continuamente distratti dal pensiero delle recensioni, dai giri di presentazione, dalle campagne di vendita e da mille altre cose che non hanno nulla a che fare con la scrittura. Dopo un poâ è come essere spolpati a morte da uno stormo di anatre.
Quando ho iniziato Tagli ero talmente tempestata dalle iniziative per Blindsighted che mi sono rifugiata una settimana in Florida per rimanere sola con i miei personaggi e lavorare alla storia. Se il primo romanzo è importante, il secondo dimostra che hai più di un libro dentro di te. Ho cercato di non pensare a queste cose mentre scrivevo, come sto cercando di non pensare alla tensione per Tagli mentre lavoro a Corpi. In sostanza, sto imparando a opporre dei salutare rifiuti.
Quando ho iniziato Tagli ero talmente tempestata dalle iniziative per Blindsighted che mi sono rifugiata una settimana in Florida per rimanere sola con i miei personaggi e lavorare alla storia. Se il primo romanzo è importante, il secondo dimostra che hai più di un libro dentro di te. Ho cercato di non pensare a queste cose mentre scrivevo, come sto cercando di non pensare alla tensione per Tagli mentre lavoro a Corpi. In sostanza, sto imparando a opporre dei salutare rifiuti.
L.L. Credi di avere in testa un numero definito di libri?
K.S. Hai scelto un brutto momento per domandarmelo. Ogni volta che finisco un libro penso che sia lâultimo e che non sarò mai più capace di scriverne un altro. Credo dipenda dallâanalogia con la storia dâamore di cui parlavo prima. Quando rompi con qualcuno pensi sempre che non ti innamorerai più. Naturalmente poi succede il contrario, e in questi giorni mi sono ritrovata a pensare a un paio di cose che Sara e Jeffrey potrebbero trovare interessanti. Ieri, al telefono con il mio editor, ho parlato di Indelebile, il quarto libro della serie: si tratta di idee spuntate dal nulla, quindi in qualche angolo della mia mente sto evidentemente pensando al prossimo.
Insomma, per fortuna, la sensazione di aver scritto lâultimo libro non dura mai a lungo. Una sera andrò a letto pensando che non otterrò mai un altro contratto e finirò a lavorare alla casa di riposo (che in realtà era il lavoro che sognavo a un certo punto della mia vita), ma la mattina dopo troverò sul bancone della cucina una manciata di appunti che ho scritto durante la notte. Allora comincerò a elaborare unâidea nella testa e non riuscirò a smettere fino a che non sarà sulla pagina.
Per ora, però, mi sento svuotata e inutile, buona per la Keswick Home degli incurabili.
Insomma, per fortuna, la sensazione di aver scritto lâultimo libro non dura mai a lungo. Una sera andrò a letto pensando che non otterrò mai un altro contratto e finirò a lavorare alla casa di riposo (che in realtà era il lavoro che sognavo a un certo punto della mia vita), ma la mattina dopo troverò sul bancone della cucina una manciata di appunti che ho scritto durante la notte. Allora comincerò a elaborare unâidea nella testa e non riuscirò a smettere fino a che non sarà sulla pagina.
Per ora, però, mi sento svuotata e inutile, buona per la Keswick Home degli incurabili.
L.L. La Keswick Home degli incurabili! Qui ti volevo! Allora hai letto The Last Place. Io ho sul comodino Tagli, in attesa di finire il mio numero otto. Non riesco a leggere thriller quando ne sto scrivendo uno, così ho letto altre cose. Romanzi femminili.
K.S. Ho dovuto leggere The Last Place a rate, perché ho iniziato a lavorare su Corpi e lâho dovuto interrompere. Sono come te: non riesco a leggere altri thriller quando ne sto scrivendo uno. Ho smesso di leggere il tuo libro proprio al punto in cui entra in scena Keswick Home. Per fortuna la scorsa settimana sono dovuta andare a New York. Me lâero portato da leggere sullâaereo, ma ci hanno tenuto al gate per un tempo interminabile e così lâho finito prima ancora del decollo. Sullâaereo la donna accanto a me stava leggendo lâultimo di E. Lynn Harris, ho cercato di leggere a sbafo da sopra la sua spalla, ma mi ha fulminato con unâocchiataccia. Certa gente è davvero sgarbata.
L.L. à solo una mia impressione, o nei romanzi femminili in prima persona delle scrittrici che aspirano alla letteratura seria le varie voci finiscono per essere tutte simili? Non voglio fare nomi perché ammiro quei libri e quello che sto leggendo adesso è molto buono.
K.S. Domanda: câè qualcuno che si chiede se non ci sia un appiattimento di voci nei romanzi in prima persona scritti da uomini? Non si riducono tutti a un linguaggio ricercato, dove lo sforzo consiste nello spacciarsi per un outsider geniale e incompreso pur essendo lâultimo dei conformisti? (abbastanza sensibile da conoscere la poesia, ma abbastanza virile da citarla solo con una donna?)
In realtà io non leggo la cosiddetta âchick litâ. Credo che il motivo stia proprio in quella sensazione di appiattimento, ma soprattutto penso che i temi proposti vengano trattati molto meglio nei thriller. Denise Mina, Mo Hayder, tu (e, oso sperare, io) creiamo cose molto più interessanti, sia con i personaggi che con la narrazione, di quanto non facciano le scrittrici che non vogliamo nominare. I libri più belli che ho letto ultimamente parlano senza riserve di sesso, violenza, violenza contro le donne e temi sociali che riguardano le donne, e rientrano tutti nel genere thriller. Il grande merito dei thriller è che hanno una vera trama. Trovo che i romanzi âletterariâ si stiano riducendo a non avere più una trama. Per averne una, non credo sia necessario far morire qualcuno.
In realtà io non leggo la cosiddetta âchick litâ. Credo che il motivo stia proprio in quella sensazione di appiattimento, ma soprattutto penso che i temi proposti vengano trattati molto meglio nei thriller. Denise Mina, Mo Hayder, tu (e, oso sperare, io) creiamo cose molto più interessanti, sia con i personaggi che con la narrazione, di quanto non facciano le scrittrici che non vogliamo nominare. I libri più belli che ho letto ultimamente parlano senza riserve di sesso, violenza, violenza contro le donne e temi sociali che riguardano le donne, e rientrano tutti nel genere thriller. Il grande merito dei thriller è che hanno una vera trama. Trovo che i romanzi âletterariâ si stiano riducendo a non avere più una trama. Per averne una, non credo sia necessario far morire qualcuno.
L.L. Io non parlavo della âchick litâ, che al suo meglio è spigliata e divertente. Io parlavo delle scrittrici âserieâ o aspiranti tali. La maggior parte dei critici è meno sessista di me, ma câè un tono in quei romanzi, fatto di buone maniere, garbo, saccenteria da ragazza del primo banco, che non posso fare a meno di notare. Câè chi apprezza le giovani scrittrici che scrivono in questo modo, ma non credo che abbiano grandi meriti. Probabilmente esistono anche analoghe voci al maschile, ma non le ho ancora individuate. Câè da dire che non mancano scrittrici di successo piene di carattere: Alice Adams, Laurie Colwin, Cathleen Shine.
Per quanto riguarda il nostro genere, uno dei personaggi più riusciti secondo me è/era Eva Wylie di Liza Cody. Hai mai letto i libri di quella serie?
Per quanto riguarda il nostro genere, uno dei personaggi più riusciti secondo me è/era Eva Wylie di Liza Cody. Hai mai letto i libri di quella serie?
K.S. No, non ho letto i libri della Cody, ma naturalmente ne ho sentito parlare. Quando penso a brave scrittrici nel nostro campo penso a te, a Lindsay Davis e a Denise Mina. Scrivete storie molto diverse (specialmente la Davis, che ambienta le sue nellâantica Roma) ma quello che vi accomuna è la forte caratterizzazione di ciascuna. So che se prendo in mano un libro della serie di Falco o di Tess Monaghan troverò narrazioni con un punto di vista diverso.
Tendo a tenermi alla larga dalla Letteratura Femminile Seria, fatta eccezione per Kathryn Harrison, Lee Smith e poche altre. Capisco cosa intendi dire quando parli del tono della letteratura femminile, quella sorta di atteggiamento saputo e stanco per cui chi legge sa che, al di là della quantità di cose orribili che possono capitare allâeroina, alla fine ne uscirà senza un capello fuori posto. Non che non abbia imparato una Lezione Importante, ma si è come anestetizzata. Lo trovi plausibile? à come se passasse attraverso esperienze orribili senza rendersi conto di quanto siano orribili. Credo che sia il sintomo di un problema sociale ben più ampio, in quanto siamo abituate a farci dire come dobbiamo sentirci e non sappiamo contare sulle nostre risorse. Un poâ come vedere la nostra vita attraverso un acquario.
Ma forse non sono altro che unâipocrita, perché gli ultimi cinque libri che ho letto mi sono piaciuti e potrebbero rientrare in questa categoria.
Tendo a tenermi alla larga dalla Letteratura Femminile Seria, fatta eccezione per Kathryn Harrison, Lee Smith e poche altre. Capisco cosa intendi dire quando parli del tono della letteratura femminile, quella sorta di atteggiamento saputo e stanco per cui chi legge sa che, al di là della quantità di cose orribili che possono capitare allâeroina, alla fine ne uscirà senza un capello fuori posto. Non che non abbia imparato una Lezione Importante, ma si è come anestetizzata. Lo trovi plausibile? à come se passasse attraverso esperienze orribili senza rendersi conto di quanto siano orribili. Credo che sia il sintomo di un problema sociale ben più ampio, in quanto siamo abituate a farci dire come dobbiamo sentirci e non sappiamo contare sulle nostre risorse. Un poâ come vedere la nostra vita attraverso un acquario.
Ma forse non sono altro che unâipocrita, perché gli ultimi cinque libri che ho letto mi sono piaciuti e potrebbero rientrare in questa categoria.
L.L. Come mai non riesci a leggere thriller quando ne stai scrivendo uno?
K.S. Non posso leggere altri thriller mentre scrivo la serie di Grant. Voglio mantenere la mia voce personale, e non è facile quando leggo autori come Denise Mina, che ha un controllo della narrazione magnifico. Qualcosa devo leggere, però, perché impazzirei senza libri. Quando scrivo ne leggo due o tre alla settimana, di più se non sto lavorando. La cosa migliore da fare per affinare le proprie capacità è leggere altri autori.
Mentre lavoravo a Corpi, i due libri che mi sono piaciuti di più sono stati Le fantastiche avventure di Kavalier e Clay di Michael Chabon e La sposa dei ghiacci di Kathryn Harrison. Sono due esempi eccellenti di storie incentrate sui personaggi ma con una trama solida. Sono da tempo una patita della Harrison e mi sono entusiasmata quando ho scoperto che ha scritto un nuovo romanzo. Ha una capacità tale di coinvolgerti che ogni volta che finisco un suo libro mi sento un poâ sola, come se avessi perduto una cosa meravigliosa.
Ho iniziato Amabili resti (Sebold) qualche giorno prima di terminare Corpi ed ero un poâ irritata perché non avevo capito che in fondo si tratta di un thriller. Allora ho letto un sacco di recensioni e ho scoperto che nessuno la fa rientrare nel genere, ma io ritengo che la storia sia in sostanza un tipico mistery/thriller. à un grande libro, in ogni modo. Alla quinta pagina mi era già passata lâirritazione.
Comunque⦠lo devo ammettere, sono Lindsey-Davis-dipendente, ho letto almeno sei libri della serie di Falco prima che il mio editor inglese mi tagliasse i rifornimenti. Ha deciso di sequestrare Fuga o morte finché non avrà in mano il manoscritto definitivo di Corpi. Credimi, quelli dellâeditoria sono dei duri.
Mentre lavoravo a Corpi, i due libri che mi sono piaciuti di più sono stati Le fantastiche avventure di Kavalier e Clay di Michael Chabon e La sposa dei ghiacci di Kathryn Harrison. Sono due esempi eccellenti di storie incentrate sui personaggi ma con una trama solida. Sono da tempo una patita della Harrison e mi sono entusiasmata quando ho scoperto che ha scritto un nuovo romanzo. Ha una capacità tale di coinvolgerti che ogni volta che finisco un suo libro mi sento un poâ sola, come se avessi perduto una cosa meravigliosa.
Ho iniziato Amabili resti (Sebold) qualche giorno prima di terminare Corpi ed ero un poâ irritata perché non avevo capito che in fondo si tratta di un thriller. Allora ho letto un sacco di recensioni e ho scoperto che nessuno la fa rientrare nel genere, ma io ritengo che la storia sia in sostanza un tipico mistery/thriller. à un grande libro, in ogni modo. Alla quinta pagina mi era già passata lâirritazione.
Comunque⦠lo devo ammettere, sono Lindsey-Davis-dipendente, ho letto almeno sei libri della serie di Falco prima che il mio editor inglese mi tagliasse i rifornimenti. Ha deciso di sequestrare Fuga o morte finché non avrà in mano il manoscritto definitivo di Corpi. Credimi, quelli dellâeditoria sono dei duri.
L.L. Quando eri bambina, quali erano i tuoi autori preferiti? Ti sarebbe piaciuto scrivere come qualcuno di loro?
K.S. Adoravo Ellen Conford e Judy Blume. Mi piaceva molto anche la serie della Encyclopedia Brown e tutto quello che sapeva di mistero. Quanto allo scrittore che avrei voluto emulare, mi piaceva da pazzi Erma Bombeck. So che può sembrare strano, ma ricordo che la leggevo quando avevo circa undici anni e ridevo fino alle lacrime tanto mi divertiva. Ero stupefatta che qualcuno potesse scrivere qualcosa che desse tanta allegria.
Il libro che ha avuto il più forte impatto su di me è stato Via col vento. Lâho letto allâinizio di ogni estate dai dieci anni fino ai diciotto. Credo che sia una storia davvero notevole e adoro Margaret Mitchell.
Il libro che ha avuto il più forte impatto su di me è stato Via col vento. Lâho letto allâinizio di ogni estate dai dieci anni fino ai diciotto. Credo che sia una storia davvero notevole e adoro Margaret Mitchell.
L.L. Sappiamo che sei una persona piuttosto timida e riservata. Come reagisci a tanta attenzione nei tuoi confronti? Cosa ti ha pesato di più, nel tuo successo?
K.S. Credo di cavarmela abbastanza bene. In questo mestiere essere timidi crea qualche difficoltà , anche perché, in fondo, si scrive per entrare in contatto con gli altri. à unâinteressante dicotomia. Mi è stato dâaiuto stare a guardare i miei amici scrittori e vedere come se la cavavano in pubblico. Io mi trovo meglio in un rapporto a tu per tu che non con una grande folla. Mi piace anche andare agli incontri con persone cui piace parlare di libri, e non ritengo che avere pubblicato un libro mi renda diversa da chiunque altro. Nellâintimo sono ancora un persona che ama leggere e condividere nuovi autori con altri lettori. Questa parte di me non cambierà mai.
L.L. Se la trilogia sarà un grande successo, la continuerai o câè qualcosa che vorresti fare quando lâimpegno dei tre libri sarà concluso?
K.S. Continuerò con la serie fino a quando mi verranno delle buone idee. Voglio essere fedele ai miei personaggi e non voglio mettermi nella condizione di scrivere qualcosa che non voglio scrivere, perché non è così che ho cominciato questo lavoro. Al momento, a parte il terzo libro, ho già tre nuove idee che vorrei sondare. Secondo me Jeffrey non ha ancora ricevuto sufficiente attenzione e voglio fare qualcosa di straordinario con lui. Dopo di che, non saprei.
L.L. Se da Blindsighted venisse tratto un film, quale cast proporresti?
K.S. Difficile a dirsi. Se verrà tratto un film dalla serie, starà ai produttori decidere il cast. Non scrivo mai avendo in mente un attore e unâattrice in particolare. Ho sempre pensato che gli adattamenti non siano altro che questo: un adattamento dellâopera di un autore. Alcune cose vanno per forza cambiate perché è impossibile inserire in un film una narrazione indiretta senza annoiare a morte il pubblico. I film sono fatti per mostrare delle cose, non per raccontarle. Di solito lâautore non ha molta voce in capitolo. Comunque, io adoro il cinema da quando ero bambina, e ci vado ogni volta che posso, perciò sarei entusiasta di vedere come sarebbe trasformata una mia storia per Hollywood.
Ringrazio Eileen Moushey ed Ellen Conford, che hanno fornito le domande per questa intervista.
K.S.